

23) Ci che  bene e ci che  male per gli stoici.
Diogene Laerzio ci presenta la dottrina stoica sul bene, che
rifiuta di considerare tali la ricchezza, la salute e il piacere

Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, settimo, 101-103 (vedi manuale
pagina 174).

1   [...] Gli Stoici affermano che tutti i beni sono eguali e che
ogni bene  desiderabile in altissimo grado e non suscettibile n
di diminuzione n d'accrescimento. Delle cose che sono essi dicono
che alcune sono buone, altre cattive; altre ancora n buone n
cattive.
2   Buone sono le virt, prudenza, giustizia, fortezza,
moderazione, etc.; cattive sono i vizi, stoltezza, ingiustizia,
etc.; indifferenti sono tutte le cose che non portano n vantaggio
n danno: per esempio vita, salute, piacere, bellezza, forza,
ricchezza, buona reputazione, nobilt di nascita e i loro
contrari, morte, infermit, pena, bruttezza, debolezza, povert,
ignominia, oscura nascita e simili, come afferma Ecatone nel
settimo libro Del fine e Apollodoro nell' Etica e Crisippo. Questi
dunque non sono beni, ma sono cose indifferenti e degne di essere
desiderate in senso relativo, non in senso assoluto.
3   Come infatti propriet del caldo  riscaldare, non
raffreddare, cos anche propriet del bene  giovare, non
danneggiare; la ricchezza e la salute offrono pi danno che
vantaggio, dunque n la ricchezza  un bene n la salute. Inoltre
essi dicono che non  un bene ci di cui si pu fare buono e
cattivo uso; poich sia della ricchezza sia della salute si pu
fare uso buono e cattivo, n la ricchezza  un bene n la salute.
Posidonio tuttavia enumera anche queste ultime tra i beni. Ecatone
nel nono libro Dei beni e Crisippo nell'opera Del piacere
sostengono che neppure il piacere sia un bene; vi sono infatti dei
piaceri vergognosi; nulla che sia vergognoso  bene

(Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, Laterza, Bari, 1987 2, volume
I, pagine 278-279).

